Elogio del fallimento

Risorse e strumenti per guardare l'errore e il fallimento da un'altra prospettiva

 
 
 

L'intervista a Francesca Corrado.

Sbagliando, s’impara. Quante volte ce l’hanno ripetuto da bambini? È così che abbiamo mosso i primi passi, che abbiamo iniziato a parlare e ad andare in bicicletta. Eppure da adulti tendiamo a considerare l’errore come un vicolo cieco e a vivere il fallimento con ansia e frustrazione.

Abbiamo intervistato Francesca Corrado, fondatrice della prima Scuola di Fallimento in Italia, e autrice del libro best seller Amazon Elogio del fallimento, per chiederle come accettare i fallimenti, spiegandoci il suo metodo, che sta aiutando studenti, manager, imprenditori per accettare, condividere e trasformare gli errori in opportunità.

Cosa significa fallimento?

Il termine “fallimento” va oltre la mera definizione giuridica per assumere un significato simbolico che investe la persona e la sua l’identità. Il fallimento è spesso vissuto come un marchio indelebile, uno stigma sociale invalidante che mina l’autostima e mette in discussione desideri e capacità.

Errore e fallimento sono sinonimi?

Tra errore e fallimento c'è un’apparente varietà di sfumature. Il fallimento può essere per lo più visto come un mancato perseguimento di un obiettivo, di un sogno, di un desiderio; una persistenza di errori e sbagli. Ma al di là delle diverse sfaccettature tutte le definizioni sono accumunate da un senso di frustrazione, malessere e infelicità. 

Errore e fallimento sono parole con una valenza negativa e generano un trigger emozionale ostile: il fallimento o ci costringe all’immobilismo o, dopo un fallimento, tendiamo a rimettere in discussione tutte le nostre decisioni.

L’errore in fondo è sempre connesso a una scelta. Sai quante decisioni prendiamo ogni giorno? Circa trentamila micro decisioni. Perché allora pensare che tutte le nostre scelte non possono che essere perfette?

Mi sono chiesta perché queste due parole generano un trigger emozionale negativo ed è legata alla nostra idea di successo e linearità. La maggioranza delle persone vive la propria vita come una sequenza di scelte razionali. La vita è nascere, andare a scuola, laurearsi, trovarsi lavoro, sposarsi, avere figli, fare carriera, andare in pensione, morire! Un linea che procede verso l’altro. In questo contesto l’errore è un incidente di percorso. UNA CATASTROFE!

Un brutto voto, un licenziamento, la fine di una relazione sono tutte deviazioni vissute come errori rispetto a un percorso che avevamo immaginato lineare e piatto. Ma la vita non è lineare. La vita è complessa e ha un andamento caotico. E in un sistema complesso l’errore è parte integrante del sistema.

La vita infatti è un alternarsi di salite e discese, cadute e risalite, accelerate e frenate. E in questa vita fatta di alti e di bassi l’errore non è un evento straordinario ma un elemento naturale e necessario di qualsiasi percorso.

Se fallimento è il punto finale di una serie di errori, spesso sistematici e ricorrenti. L’errore invece è una deviazione da un percorso e da una regola, spesso non nostra, spesso imposta.

Ci sono degli errori che vengono accettati?

Gli errori sono accettati in una fase specifica della nostra vita: l’infanzia. Impariamo a parlare, camminare, andare in bicicletta, nuotare cadendo e commettendo errori. Perché l’errore è la maniera propriamente umana per apprendere. Finché ad un certo punto della vita, e la soglia si sta sempre di più abbassando, i genitori, gli insegnanti, la società iniziano a pretendere perfezione e successo e a fare assumere alla nostra vita una forma lineare innaturale. E al primo errore compare una bella X rossa! Imperfezione e sbavature non sono ammesse. La ricerca scientifica ha messo in evidenza le conseguenze negative del conformarsi agli standard - spesso fuori portata - imposti dalla società e dai mass media.

Chi trascorre l’infanzia, l’adolescenza, l’università senza conoscere o affrontare in modo costruttivo errori e fallimenti farà più fatica ad alzarsi. Il 64% dei lavoratori americani è job hopper, e gli esperti ritengono che questa tendenza riguarderà anche l’Italia.

Agli studenti bravi, studiosi e regolari che entrano nel mercato del lavoro senza aver mai incontrato alcuna difficoltà, mancherà loro la capacità di reagire e di superare le delusioni. Pensiamo di entrare nel mercato del lavoro e trovare, dopo la laurea, il posto dei nostri sogni. Magari di fare carriera nella stessa azienda. Sapete qual è in numero di volte che cambierete lavoro nei prossimi 5 anni? I millennial cambieranno quasi 2,85 posti di lavoro nei primi 5 anni dalla laurea.

E gli errori degli adulti?

Spesso chiamiamo errori gli esperimenti che ci aiutano a capire chi siamo e cosa vogliamo davvero e a trovare il posto giusto nel quale esprimere al massimo le nostre potenzialità. Gli errori non appartengono quindi solo all’infanzia ma sono presenti in tutte le fasi della vita come emerge chiaramente dalle biografie di campioni sportivi, imprenditori, scienziati, artisti. Io adoro le biografie!

Da ciascuno di essi abbiamo qualcosa da apprendere rispetto all’errore e al fallimento che mette in discussione le nostre tradizionali definizioni. Da Enzo Ferrari scopriamo che l’errore è una pienezza, da Jim Keyes che il fallimento è una riflessione, da Cristoforo Colombo è una scoperta, da Vera Wang è una opportunità, James Dyson è una indicazione, da Sara Blakely è un apprendimento, da Joël Dicker è perseveranza, Jeff Bezos è una innovazione, da Gianni Rodari è creatività.

La scienza sostiene però che senza un approccio metodico sapere che sbagliando si impara non porta da nessuna parte, per cui faremo gli stessi errori e vivremo le stesse frustranti situazioni. Occorre analizzare i propri errori. Ma c’è un’altra complicanza, negli esseri umani esistono alcuni bias cognitivi sono errori di pensiero, distorsioni del pensiero che possono complicare la nostra capacità di apprendere dall’errore. Inoltre le nostre emozioni influiscono sulle nostre scelte. La nostra mente è impossibilitata a percepire ed analizzare gli innumerevoli segnali ambientali che si presentano ogni frazione di secondo. Per tale motivo la mente ha sviluppato una modalità di funzionamento rapida al fine di risparmiare tempo e risorse.

Hai un metodo per affrontare i nostri fallimenti?

Questo metodo consente di ottenere comunque buoni risultati seppur perdendo una certa quantità di dati e informazioni utili ma spesso ci spinge a reiterare i nostri fallimenti. E’ bene quindi imparare a capire quali ci appartengono come individui e come soggetti che rivestono un ruolo all’interno della società al fine di capire, quando possibile, come agire su essi. Infine, imparate a sviluppare il giusto mindset.

Come? Allenandovi ai piccoli fallimenti, stimolando i vostri dubbi, coltivando le vostre passioni. Portate sempre con voi il «Taccuino degli errori», un’agenda o un quaderno su cui annotare non solo i vostri sbagli, ma anche tutto ciò che vi incuriosisce, le cose che non avete mai fatto, i progetti non ancora realizzati e una lista di domande da porre a voi stessi o a chi pensate possa darvi una risposta brillante o offrirvi una soluzione originale. Come suggerisce Leonardo, non cancellate nulla, neanche ciò che credete possa essere sbagliato. L’errore è un ottimo maestro.